Cerro

Nome scientifico: Quercus cerris L.
Famiglia: Fagaceae
Nome volgare italiano: Cerro

Descrizione
Albero alto oltre 25 m, con tronco adulto diritto e ricoperto da corteccia bruno-rossastra profondamente fessurata. Le foglie, tardivamente caduche, sono di forma allungata, stretta ed asimmetrica, con 6-8 paia di lobi ineguali (dentati o acuti), separati da incisioni profonde che possono raggiungere la nervatura principale o mediana. La lamina fogliare diviene coriacea in piena estate e si presenta lucida, ruvida di colore verde-scuro opaco sulla parte superiore e molto chiara, appena pubescente, in quella inferiore. I frutti, acheni (ghiande), solitari o riuniti in 2-4 su un peduncolo breve e tozzo, sono ricoperti, per circa metà, da una cupola rivestita da lunghe e flessuose squame; ciò rende il cerro facilmente distinguibile dalle altre querce caducifoglie.

Biologia
Fanerofita arborea, raramente cespugliosa. I fiori maschili formano amenti, lunghi sino 8 cm, lassi e penduli; quelli femminili, portati dallo stesso individuo all’estremità di un breve penducolo (1 cm), sono singoli riuniti in gruppi (amenti) di 2-5. I frutti maturano nel secondo anno dalla fioritura. Si propaga soprattutto per seme. Numero cromosomico: 2n = 24.

Distribuzione
L’areale interessa le regioni dell’Europa centro-meridionale ed orientale, Italia compresa, fatta eccezione per la Sardegna e le zone più meridionali delle Puglie e della Sicilia. Nelle Marche è distribuita nelle aree alto-collinari e submontane dell’Appennino argilloso marnoso ed arenaceo, mentre nella Selva è comune tra gli alberi di maggiori dimensioni.

Ecologia
E’ specie mesofila che predilige terreni siliceo-argillosi subacidi, fertili e con ristagno d’acqua in profondità, ma non disdegna substrati calcarei purché i suoli siano fortemente decalcificati. Caratterizza fitocenosi pure (cerrete), ma si consocia anche con il carpino nero, con la roverella e talvolta con il faggio.

Note
Nelle aree marchigiane dove si scontrano le migliori condizioni ecologiche per la specie, considerato il rapido accrescimento, sarebbe auspicabile allungare di molto il turno del taglio e convertire così i boschi di cerro in fustaie; tale trattamento dovrebbe essere eseguito soprattutto lungo le pendici franose, dove si impongono provvedimenti di difesa del suolo. E’ specie protetta dalla Legge Regionale del 13 marzo 1985, n.7 e successive modifiche.